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l'angolo del libro

Il maestro e Margherita / di Michail Bulgakov
...a una delle svolte si fermo' di colpo e fischio'. In risposta rimbombo' nel crepuscolo un basso latrato, e dal giardino balzo'  sul balcone un gigantesco cane grigio dalle orecchie aguzze, con un collare ornato di piastre dorate.
- Banga, Banga, - grido' debolmente il procuratore.
Il cane si sollevo'  sulle zampe posteriori e pose quelle anteriori sulle spalle del padrone facendolo quasi cadere, e gli lecco' la guancia....
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Formazione

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Un cane protesi. La speranza di Giuseppina

di Sara Marangon. l Fonte: Giornale di Vicenza del 29-05-2011


CAMISANO. Un cane per continuare a sperare. La speranza di Giuseppina Costa, 27 anni, di Camisano, affetta da distrofia muscolare, è di restare il più possibile autonoma. Di poter raccogliere un qualsiasi oggetto non più con le proprie mani, bloccate dal morbo, ma un cane protesi. «Sono costretta su una sedia a rotelle dall'età di 9 anni a causa della distrofia muscolare, una malattia genetica regressiva - spiega la ragazza originaria di un paesino vicino a Brindisi -. Questo significa che non c'è una prospettiva di miglioramento futura; già ad oggi, però, non riesco a fare praticamente nulla da sola, non ce la faccio nemmeno ad alzare le mani».

INTERNET. Circa due anni fa Giuseppina Costa legge su internet di speciali quattro zampe addestrati per aiutare le persone in carrozzina nelle difficoltà quotidiane. «Mi sono informata, ma il centro più vicino era a Roma. Troppo lontano. Per non parlare dei costi: era necessario trasferirsi nella capitale per almeno sei mesi e, ovviamente, pagare l'addestramento del cane. Avevo perso le speranze quando su Facebook mi contattò U-Dog». Il progetto dell'associazione gestita dal tecnico cinofilo Massimo Ricatti e dall'addestratore Igor Facco è ambizioso: addestrare un cane ad hoc per ogni persona con disabilità motorie. «Dopo aver capito in cosa consisteva il progetto mi si è aperto un mondo nuovo e ho iniziato a sperare. La malattia non mi ha mai impedito di uscire, di divertirmi e di coltivare relazioni sociali, ma è pur vero che ha reso tutto più difficile». È la ricerca di quel minimo di autonomia in più che ha spronato la giovane di Camisano ad accettare la sfida della U-Dog. «Il problema è questo: se mi cade qualcosa a terra, se trovo la porta chiusa o se dimentico di prendere un oggetto, sono costretta a chiedere aiuto. In questi casi la zampa di un cane addestrato mi farebbe davvero comodo. Inoltre ho sempre amato gli animali, i miei genitori hanno Brindy (diminutivo Brindisi): una cagnolina che porta il nome della mia terra d'origine e che tutti adoriamo. Io desidererei tanto un Golden Retriver, ma per aiutarmi mi hanno spiegato che serve un cane di stazza simile a quella di un Cocker. Il mio ruolo, durante l'addestramento, sarebbe attivo: nell'ultima parte dovrei lavorare in sinergia con l'animale e con la U-Dog finché i comandi non saranno stati appresi da me e dalcane».

L'INGHIPPO. C'è un solo, ma decisivo problema: la mancanza di fondi. «Per preparare un cane all'assistenza di persone con disabilità visive, uditive o, come in questo caso, di locomizione, - spiega il tecnico Ricatti - ci vogliono anche soldi. Basti pensare agli esami clinici da eseguire per scegliere l'animale da addestrare. E abbiamo altre richieste oltre a quelle di Giuseppina. Di qui l'appello a sponsor o a privati che possono aiutare questa impresa per dare speranza a Giuseppina e ad altri». E Ricatti torna sul primo e più difficile ostacolo: quello della scelta dell'animal giusto. «Il cane ha un innato istinto all'affetto e all'utilità - spiega -. Per questo, se accuratamente addestrato, può diventare non solo il migliore amico, ma anche un indispensabile aiuto verso l'autonomia. Ora siamo bloccati da due fattori: i fondi che mancano e la difficoltà nel trovare il cane adatto a questa tipologia di progetto. Oltre ad essere aabile e intelligente, infatti, il futuro amico a quattro zampe di Giuseppina non dovrà presentare malattie genetiche, la displasia per esempio, e avere una determinata stazza e deve possedere un carattere equilibrato. Quando avremo superato questi scogli il progetto potrà partire. Quello a Giuseppina sarebbe il primo cane, ma ci sono già altre persone che attendono un cane protesi».

FUTURO. E quando la bestiola sarà troppo anziana per aiutare la ragazza? «Ovviamente ci prenderemo a cuore la vita del cane fino alla fine - chiarisce Igor Facco -. Un animale può compiere questo speciale “lavoro” fino all'età di circa nove anni. Quindi, quando ci renderemo conto che non sarà più in grado di portare oggetti o essere d'appoggio alla persona diversamente abile se ne parlerà, ma noi saremo eventualmente disponibili a portarlo alla U-Dog tenendolo con noi». A questo punto, però, è la stessa Giuseppina Costa a tagliare corto: «Non ci avevo pensato, ma forse lo terrei con me e basta». A riprova che un cane da utilità sociale non è solo un valido aiuto, ma anche un amico che non andrà mai tradito.



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